mercoledì 28 febbraio 2018

L'UDIENZA DI PAPA FRANCESCO - MERCOLEDÌ 28 FEBBRAIO 2018

L’altare è la croce

M.Michela Nicolais

L’udienza di oggi è cominciata a braccio, con le parole con cui il Papa ha spiegato il “fuori programma” della catechesi in due luoghi diversi – l’Aula Paolo VI e la basilica – per poter ospitare i 12mila fedeli al riparo dal freddo, in una Roma alle prese con temperature sottozero insolite per la fine di febbraio a causa dell’influsso meteorologico dalla Siberia. Al termine dell’udienza in Aula Paolo VI, Francesco si è spostato in basilica, per salutare i fedeli che lo hanno atteso per oltre un’ora e mezza, ringraziati per la loro pazienza. Salutando i fedeli di lingua araba, il Papa ha definito la Siria, la Terra Santa e il Medio Oriente una “terra martoriata” e ha esortato a “pregare per questi fratelli che stanno in guerra e per i cristiani perseguitati”. Tema della catechesi odierna: la liturgia eucaristica, altra parte costitutiva della messa insieme alla liturgia della Parola, oggetto delle ultime udienze.

La croce è stato il primo altare cristiano, esordisce Francesco a braccio, ricordando che la Chiesa ha disposto la liturgia eucaristica in momenti che corrispondono alle parole e ai gesti compiuti da Gesù alla vigilia della sua Passione: nella preparazione dei doni sono portati all’altare il pane e il vino, cioè gli elementi che Cristo prese nelle sue mani.

“È bello che siano proprio i fedeli a portare all’altare il pane e il vino. È il popolo di Dio che porta l’offerta, il pane e il vino, la grande offerta per la messa”, dice a braccio il Papa a proposito della prima parte della liturgia eucaristica: “Nei segni del pane e del vino il popolo fedele pone la propria offerta nelle mani del sacerdote, il quale la depone sull’altare o mensa del Signore, che è il centro di tutta la liturgia eucaristica. Il centro della messa è l’altare, e l’altare è Cristo”.
“Ci chiede poco il Signore e ci dà tanto”. Così Francesco commenta, a braccio, il momento della liturgia eucaristica nel quale il popolo di Dio porta sull’altare il pane e il vino: “Nella vita ordinaria – spiega – ci chiede volontà, ci chiede cuore aperto, ci chiede voglia di essere migliori, e per dare se stesso a noi nell’Eucaristia ci chiede queste offerte simboliche che poi diventeranno il corpo e il sangue”. In questo modo la vita dei fedeli, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro, sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta totale e acquistano un valore nuovo. L’altare è Cristo, e il primo altare è la Croce, ripete il Papa sempre fuori testo: “Sull’altare che è Cristo portiamo il poco dei nostri doni – il pane e il vino – che poi diventeranno il tanto: Gesù stesso che si dà a noi”. Questo momento della messa, conclude Francesco, ci insegna la spiritualità del dono di sé, che deve “illuminare le nostre giornate, le relazioni con gli altri, le cose che facciamo, le sofferenze che incontriamo, aiutandoci a costruire la città terrena alla luce del Vangelo”.

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